Palazzo Lloyd Triestino sede Regione FVG, Trieste

UNA STORIA DI SUCCESSO

E’ una lunga storia che ha inizio nell’Ottocento quando il porto di Trieste è il principale porto dell’Impero austro-ungarico. E’ una storia fatta di società con a capo grandi imprenditori che decidono di conquistare il mondo con flotte di piroscafi e navi, di servizi regolari estesi a tutto il Mediterraneo, il Mar Nero, l’Estremo Oriente, le Americhe. “Porto, armatori e cantieri - scrive Paolo Valenti nel testo di presentazione della mostra sulle Navi Bianche organizzata nel 2007 dal Museo del Mare - ma anche le grandi compagnie assicuratrici ed una coraggiosa schiera di imprenditori commerciali e di spedizionieri hanno formato un’amalgama che, nel giro di neanche un secolo, ha trasformato un borgo di pescatori e piccoli naviganti, molto dediti fra l’altro al contrabbando, in una grande città cosmopolita e primo porto di un grande impero. Trieste ha avuto una grande flotta di navi passeggeri, dai vapori costieri che operavano lungo le coste istriane e dalmate ai più grandi piroscafi che il Lloyd Austriaco manteneva in servizio per tutti i porti dell’Adriatico e del Levante, per giungere quindi ai prestigiosi piroscafi e motonavi per le linee d’Oltre Suez ed ai transatlantici che raggiungevano il Nord e il Sud America. In questa flotta ci furono anche i primi piroscafi destinati al solo servizio crocieristico, antesignani delle moderne e grandi navi da crociera e le tanto belle e grandi navi passeggeri realizzate dai cantieri di Muggia, Trieste e Monfalcone”.

Per dare un’idea di questo grande sviluppo basta ricordare che il solo Lloyd Austriaco, vero la metà del 1800, disponeva di più piroscafi di quanti risultassero iscritti nei registri di tutti i porti del vicino Regno d’Italia. Inoltre nei nostri cantieri venivano già costruite navi che, a Genova e negli altri porti italiani, dovevano invece essere ordinate in Gran Bretagna o in Germania.

Trieste ha avuto tutto questo ad accompagnare e determinare il suo sviluppo che prendeva forma nei cantieri di Muggia, Trieste e Monfalcone: navi passeggeri, vapori costieri, piroscafi, motonavi, transatlantici, vaporetti, navi militari e navi commerciali. Trieste ha avuto uomini che li hanno immaginati, costruiti, commissionati, venduti. Uomini che hanno perso la vita nei naufragi o in combattimento; uomini che hanno lavorato nei grandi saloni di prima classe o nell’inferno delle sale macchine; uomini che li hanno comandati ed altri che ne hanno raccontato e scritto.

Lloyd Triestino

Restano palazzi e sedi a testimoniare – in centro a Trieste o a Muggia, a Panzano e a Monfalcone – questa storia fatto di successi, di speranze legate all’emigrazione italiana, alla tristezza dell’Esodo dopo la Seconda guerra mondiale, alla festosità di tanti viaggi quando andar per mare non era turismo ma viaggio.

In centro a Trieste restano a raccontare la grande storia il palazzo in piazza dell’Unità d’Italia che fu sede del Lloyd Triestino (erede del Lloyd Austriaco inaugurato nel 1836, in pochi anni diventa una delle società armatrici più importanti), resta la Stazione Marittima che guarda l’ex Idroscalo inaugurato nel 1926 con un volo per Torino della Società Italiana Servizi Aerei (SISA) da quei Fratelli Cosulich (proprietari dei cantieri di Trieste e Monfalcone) che realizzarono a Panzano il quartiere per le maestranze.

La SISA, fondata nel 1923 dalla famiglia Cosulich, è la prima compagnia di linea aerea civile italiana. Nell’inverno del 1925-1926 la compagnia inizia i primi voli di prova sulla linea Trieste-Venezia-Pavia-Torino e utilizza come approdo un hangar galleggiante ormeggiato sulla Riva Tre Novembre. Ma è il Ministro dell’aeronautica Italo Balbo, in visita a Trieste, ad individuare come ottimale l’area prospiciente il bacino San Giorgio per la posizione centrale rispetto alla Stazione ferroviaria, alla Stazione Marittima e al centro urbano, e per il particolare orientamento rispetto al vento dominante, che favorisce le operazioni di decollo e ammaraggio in condizioni di sicurezza. L’Idroscalo (Riccardo Pollack e N. Biasoi 1931-1933), collocato alla radice del Molo IV presenta verso il mare un enorme portale, chiuso da dodici porte scorrevoli alte dieci metri. Un’enorme trave reticolare a vista sostenuta da possenti piloni costituisce la struttura orizzontale. L’edificio lungo circa 80 metri, largo 35 e alto oltre 11, è capace di contenere fino a dodici idrovolanti. Sul lato corto del deposito, verso lo sbocco del Canal Grande, sorge una palazzina di tre piani, la cui facciata principale è decorata da due geni alati, realizzati da Mario Giustizi su disegno dello scultore Franco Asco; al piano terra dell’edificio ci sono gli spazi per i passeggeri, le merci, i bagagli e la posta; al primo piano ci sono gli uffici SISA, al secondo gli alloggi del comandante dell’Idroscalo e dei piloti, una stazione telegrafica e una radio e la postazione metereologica. L’Idroscalo viene inaugurato il 24 maggio 1933 alla presenza del duca Amedeo di Savoia.

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